martedì 9 aprile 2013

Pandolce alle pere


Acquistare al supermercato è uno sport che riserva sempre qualche sorpresa a volte dal risvolto carino, altre meno. Di recente ho comprato del Parmigiano Reggiano che mi occorreva per una torta rustica salvo poi essere lasciato intonso visto che nel corso del pomeriggio che avevo dedicato alla stessa, l'idea di partenza era evoluta sino a trasformarla in una pitta ripiena che a me piace decisamente di più e che non prevedeva formaggio come ingrediente.
C'è da sottolineare che non lo acquisto mai al super e non certo per una forma di snobbismo quanto per il fatto che mi arriva direttamente dal negozio di mio cugino, salvo appunto le eccezioni come queste che mi trovano sprovvisto. Una sera quindi, complice anche il fatto che ultimamente ho qualche restrizione alimentare da osservare, ne ho preso un pezzettino per chiudere la cena con il classico schiocco di pane pizza sfornato da poco. Con mia grande sorpresa quel cubetto di Parmigiano profumava di noci, il sapore idem. La grana infatti era attraversata da una vena persistente di noce fresca tale da farmi scartare anche l'iniziale idea che fosse stato tagliato con un coltello in precedenza a contatto con tale (suddetta) frutta secca. MissD. anche lei alquanto stupita della cosa.
Troppo stanco per chiedermi il perchè ed il per come l'ho riposto in attesa di trovare una motivazione-spiegazione che evitasse la definitiva strada della monnezza, visto che cerco sempre di non buttare nulla. L'episodio in realtà era anche stato accantonato al pari appunto dello spicchietto giacente sul ripiano medio del frigorifero dedito ad aromatizzare di noce il reparto latte-e-i-suoi-derivati, fino a quando qualche giorno dopo non mi sono ritrovato a portata di mano, sempre nel medesimo supermercato l'addetto responsabile al banco salumeria che defilato rispetto alla affollata zona servita, era dedito a dissossare un prosciutto insieme ad un collega molto più giovane di lui. Ho approfittato della situazione favorevole, mi sono avvicinato e devo dire che inizialmente non ho suscitato grande curiosità se non per il fatto che il caldo pomeriggio mi rendeva quanto mai bizzarro sotto un pesante giaccone invernale semiaperto dal quale spuntava un lupetto nero al collo ed un viso lucido di stanchezza, caratterizzato da un altrettanto opaco paio di occhiali arrivato a metà naso. A bassa voce dico:"La posso disturbare?";
Il commesso anziano, si ferma, non alza la testa dal prosciutto ma solo gli occhi quel tanto che basta per fare cenno di si senza proferire parola.
Io:"La scorsa settimana ho acquistato del Parmigiano Reggiano qui e quando l'ho provato sapeva di noce...". Il commesso giovane a questo punto, prima intento a reggere i coltelli, inizia una lenta risata cercando con lo sguardo il collega di fianco a lui. Me lo guardo con l'aria di un ebete anche perchè non ho alcuna intenzione di fare storie, la piccola folla in attesa del proprio turno, lì accanto è già abbastanza curiosa di suo, tanto da ingannare i minuti volgendo di tanto in tanto sguardi&orecchie verso di noi.
Faccio finta di nulla e continuo:"...sa, ho pensato anche che fosse stato tagliato con un coltello usato per qualche altro formaggio e quindi...". L'addetto anziano oramai interrotto ha riposto lo strofinaccio con il quale teneva saldo il morso da suino, ha raddrizzato la schiena e con molta gentilezza mista ad ironia ha sentenziato con voce pacata:"...ne ho sentite tante ma questa è nuova, in ogni caso mi porti pure il parmigiano che lo sostituisco volentieri...";
Io (adesso con voce sostenuta a tratti):"...assolutamente non era questo il motivo per il quale le accennavo la stranezza...volevo solo far presente la cosa visto che qui acquisto regolarmente e non vorrei avere una stessa identica sorpresa...";
L'aiutante giovane a questo punto volgendo lo sguardo al tagliere rideva senza contenersi, ben supportato pur senza che ci fosse una occhiata di ricambio, dal tono del collega più anziano che rapidamente ha chiuso la conversazione sentenziando:"...la prego...è chiaro che lei è qui non per il cambio...ma a questo punto se torna nei prossimi giorni ci porta quel formaggio in modo da poter anche noi capire meglio...sa per curiosità!".
Non ho detto nulla, ho fatto di si con la testa, ciao con la mano bassa e con accondiscendenza al pari dei ragazzini imbarazzati e con il cestino di plastica appoggiato sull'avanbraccio mi sono avviato nel lungo corridoio che portava alle casse a testa china come la più frustrata delle persone. Mi sono bastati pochi scaffali di pasta tuttavia per riprendermi e pensare che potevo pure perderla una mezz'ora del mio tempo, quel tanto per capire se il cubotto di parmigiano avanzato potevo ancora sfruttarlo a mò di supposta per quel deficiente del garzone, magari avanzava anche qualcosa per il suo superiore.
Poco dopo ho avvisato MissD. chidendole se alla cena poteva pensare lei visto che sarei tornato a casa ma che poi avrei fatto nuovamente un salto al supermercato, spiegandole per sommi capi l'accaduto. Una volta a casa quindi ho avvolto nell'alluminio lo spicchio di formaggio 'alle noci', sempre più contento che assomigliasse ad un proiettile da mortaio, ho riposto nel frigo quanto non avrebbe potuto aspettare oltre della spesa appena fatta e poco dopo mi sono presentato ancora li al banco gastronomia del super.
Più sfatto di prima, più opaco nel viso, con gli occhiali ancor più protesi verso la punta del naso ma di certo con una diversa luce negli occhi. Stesso approccio precedente quello dei due addetti, il ragazzo che ha iniziato a sorridere non appena mi ha visto spuntare dal reparto orto-frutta, quello anziano invece ancor più compassato di prima in attesa di verificare e di poter dare nuovi spunti di sfottò al collega.
Apro la carta d'alluminio, porgo il pezzetto al di là del banco e toh, l'addetto anziano perde quel tratto ilare che aveva avuto fino a poco prima.
E'calmo ma non proferisce parola...al che ho incalzato:"...lo provi la prego, il sapore è netto, sa di noce...come le dicevo...". Il ragazzetto accanto non vedeva l'ora di procedere anche lui all'ispezione soprattutto perchè stupito della reazione seria del collega che era rimasto pensieroso davanti al cubotto stagionato. Imbarazzo totale (il suo) e gli sguardi di chi nei pressi aveva notato la scena completavano il quadro di un potenziale delirio infrasettimanale. Una manciata di secondi dopo finalmente è arrivata anche la 'diagnosi':"...non potevo crederci ed invece ha proprio ragione, a questo punto so anche cosa è successo, probabilmente questa forma che è arrivata da noi a Pasqua ed è stata messa in esposizione su dei sacchi di noci sgusciate ne ha preso anche l'aroma essendo il pezzo da lei acquistato parte della base stessa...vede il punto...dovrebbe essere pressapoco questo (indicando una forma ancora intera)". Rivestitosi quindi di professionalità è uscito dal bancone mi è venuto incontro con un nuovo e ben più grande spicchio di formaggio, incartato alla velocità della luce, accennando con lieve inflessione dialettale:"...mi deve scusare, ho capito che non era venuto a fare storie ma questo è il minimo che deve accettare come scuse, non potrei fare diversamente mi creda...non sa quante me raccontano...e non posso stare dietro a tutto...".
Ho provato a rifiutare anche con decisione ma senza alcun risultato. Ci siamo salutati con accennata stima e nel riguadagnare l'uscita passando nuovamente davanti al banco salumi ho volutamente guardato negli occhi il giovane garzone, oramai rimasto impalato a fare da spettatore leggermente incredulo. Dal mio viso lucido di stanchezza e dagli opachi occhiali è partito un piccolo sorriso omicida, ad accompagnare il ciao-ciao fatto con la mano bassa e solo di poco sollevata sulla vita, mano che adesso posso confessare per un attimo è stata tentata di chiudere impulsivamente e nello stesso tempo il pollice, l'indice, l'anulare ed il mignolo...e chi sa che non l'abbia fatto anche, involontariamente si intende...

Passiamo quindi alla ricetta.
Che sia un persecutore seriale di dolci da colazione-merenda è oramai cosa acclarata, quando infatti mi 'innamoro' di una preparazione mi piace esplorarla in varie declinazioni, seguendo ovviamente il gusto personale, fino a quando non trovo la versione adatta a me, quella che io definisco appunto da morto-di-fame...quella quindi che prevede un rifacimento industriale a settimane alterne per almeno un semestre. La fine della ricetta sopraggiunge quando i parenti o i vicini manifestano segni di nausea all'enessimo dono culinario, ennesima variante della stessa preparazione già offerta in molte altre occasioni precedenti seppur con piccoli cambiamenti. Per capirci...il mio amico-vicino parlando di questo pandolce...all'ennesimo cake offerto via balcone...mi chiedeva:"Gambetto...ma quanti kg di pere ti hanno regalato??".
E'chiaro che le pere le ho sempre comprate, il che a dirla tutta vuol dire che sono certamente oggetto di demenza-gastronomica galoppante...tuttavia prima di chiudere qui la semplice constatazione e prima che le pere scompaiano del tutto vi invito a provarlo questo pandolce. Semplice quanto ottimale per consistenza, per la leggera umidità che lo caratterizza e per quella persistente nota fruttata che lo rende speciale senza mai stancare all'assaggio in qualunque occasione avvenga. Ora è chiaro che io non sono in grado di tirare fuori una ricetta così ed infatti è del Nanni, che tra l'altro ha realizzato usando un lievito autoprodotto, spiegato stesso all'interno del post sul suo blog. Nanni è un amico ma questo poca importa al fine di far intuire a chi legge quanto il suo talento riesce anche su terreni sterili come quello personale che magari non si è impegnato per il lievito autoprodotto ma poi si è divertito però a rifare il suo pandolce in varie versioni. La ricetta originale ripeto la trovate qui, insieme ad un blog che è una miniera d'oro di suggerimenti, per le versioni da morto di fame invece accomodatevi anche sotto. Se fossi davvero bravo dovrei consigliarvi qualcosa con il quale accompagnare questo pandolce...che ne so...una pallina di gelato alla vaniglia...un tocco di fondente...un pò di confettura...eppure proprio non mi viene niente da dire perchè non l'ho mai affiancato a nulla, malgrado ne avessi fette ovunque sono sempre stato soggiogato dalla semplice degustazione....in fondo che sia un persecutore seriale di dolci da colazione-merenda non è una novità, no?! :P ehheheheeh

Solo per districarsi tra le varie foto...il pandolce nel piatto celeste e il mini pulmcake nel piatto bluscuro è nella sua versione "classica". C'è poi una versione con farina di grano saraceno (piccola percentuale), un cucchiao di marmellata di limoni e mele annurche...piatto bianco e porcellini
Ultima declinazione qui visibile (le altre sul serio non le ricordo) è quella con farina di grano saraceno (piccola percentuale), un cucchiao di marmellata di limoni e mele annurche e pere in eguale quantità con un paio di cucchiai di limoncello anche (i tre plumcake nel piatto rettangolare...).
Chiaramente l'aggiunta del cucchiaio di marmellata prevede che dalla ricetta originale, quella che leggerete a seguire venga tolto il medesimo peso di zucchero dal totale.
Un paio di note ancore...il dolce si conserva tranquillamente fuori dal frigo per un pò di giorni (non è mai arrivato oltre il quarto, quinto al massimo)...e mi raccomando la qualità delle pere, fondamentali. Io ho usato sia la Decana alquanto matura che la rossa William (la William rossa, detta anche Max Red Bartlett, completamente rossa...e non pezzata);)dalla buccia fine e profumata.
Sotto la ricetta originale modificata per equilibrio ma non nella procedura:

Pandolce alle pere Ingredienti
per 2 stampi da 500 gr.
300 gr. di pera Decana o rossa Williams matura (sbucciate e detorsolate); (per le alternative 150 gr. di pere e 150 gr. di mele annurche)
225 gr. di zucchero; (per le alternative 180 gr. di zucchero e 45 gr. di marmellata di limone)
120gr. di latte fresco intero;
80gr. di burro;
1 uovo (grande 60 gr.);
Sale un pizzico
Scorza grattugiata di limone
275 gr. di farina; (per le alternative 200 gr. di farina 00 e 75 gr. di farina di grano saraceno) una bustina di lievito per dolci, possibilmente non vanigliato;

Procedimento
Mettere nel frullatore la polpa delle pere a tocchetti, aggiungere il latte, lo zucchero, l'uovo, il burro (fuso), la scorza di limone grattugiata e l'uovo. Frullare ad impulsi cercando di non incorporare troppa aria e versare poi in una ciotola ampia. Setacciare poco alla volta sul frullato la farina mista al lievito incorporando con la frusta quanto basta ad ottenere un composto omogeneo. Versare negli stampi (io ne ho usati di cartoncino siliconato e sono l'ideale) che dovrebbero riempirsi per 3/4, (comunque conviene pesarlo per essere esatti). Cuocere a 170° per 50' circa, prima di togliere dal forno verificare la cottura con uno stecchino. Lasciar raffreddare un po' e poi togliere dagli stampi e mettere a raffreddare su una griglia.





martedì 12 marzo 2013

Appunti di Gusto


Mio cugino ha una produzione artigianale di prodotti caseari in costiera amalfitana. Si chiama Pino ed ha fatto della propria passione un lavoro, un lavoro che a tavola può dire la sua. Di recente ha attivato un corriere per le spedizioni in tutta Italia. Lui sta alla tecnologia come le balene stanno ai giapponesi, è sempre meglio che si evitino nella vita, ragion per cui questa pagina facebook, che proverò a portare avanti ed a pubblicizzare fa capo a me nel semplicistico tentativo di farlo conoscere ai più. Se non passate in negozio ad Atrani (Amalfi) per provare il suo yogurt ed il suo fiordilatte, adesso c'è possibilità di conoscerlo anche a distanza. Perchè mi espongo, perchè merita, perchè chi ha provato il suo yogurt o il suo fiordilatte difficilmente lo ha dimenticato. Quindi fiordilatte, provola, provoloni, scamorze, formaggi semistagionati di grande equilibrio ed una serie di piccoli prodotti di nicchia completano la sua offerta. La sua filosofia si racchiude nella constatazione che vende solo quello che mette a tavola per la propria famiglia. Per chi vuole approfondire il personaggio, qui trova il mio personale ritratto della sua persona. Quindi semplice pubblicità la mia, che spesso proporrò attraverso facebook. Ho messo troppe volte la faccia in quei tini bollenti per non metterci la faccia adesso! Via mail, vi risponderò per info, prezzi e modalità di spedizione. Grazie davvero per l'attenzione :) Info: pochechiacchieresullatte@gmail.com  
Pino Fusco: 3383241431
Pagina Facebook Il Gusto è Benvenuto


martedì 5 marzo 2013

Cagatùn (semifreddo) zabaione&amaretto e Cagatùn (semifreddo) zabaione&caffè


Sono insofferente, lo sono sempre stato ma al giro di boa anagrafico di una cifra tonda-tonda faccio finta che mi importi fare un bilancio e provo a capire, buttandole nero su bianco, le mie irrequietezze.
Sono il meno indicato per valutarmi, come dice il buon cantante, sto bene solo quando sono senza di me, quel me contestualizzato che porto in giro con risultati altalenanti, un pò come tutti noi.
L'esigenza di annotare in un diario ciò che mi rende irrequieto quindi è solo per scribacchiare un post-it di un momento personale, isolato e fotografato senza alcuna pretesa di renderlo funzionale ad una forma di riflessione. Ecco perchè faccio finta che mi importi, è evidente il fallimento di chiunque provi a stimarsi sul momento, per questo lascio passare un certo disincanto nel seguente elenco di 'note a margine', annotazioni diverse per completare l'insofferenza nelle sue irregolari sfumature quelle che vanno dal tedio, passando per l'avversione fino a quella rinfrancante che funge da stimolo, quindi...una asettica lettura dislessica di se stessi:
  • Insofferenza è...vedere al festival di SanRemo Malika Ayane presentarsi la prima sera con un vestito a schiena scoperta per dare risalto al tatuaggio di rilevanti proporzioni ivi dipinto, spiazzandoci ancor di più sul front-end dove il tessuto aderente e la mancanza di reggiseno contornava perfettamente un paio di tette libere di fare bungee-jumping oltre l'ombelico... 
  • Insofferenza venata di tedio è...assistere alla riflessione sociale collettiva inutile, quella fatta di flash-mob planetari e di "giornate mondiali dedicate a...", quella per la quale un pensiero differente al giorno per tutti i mali del mondo lava la coscienza e permette di fare quel caxxo che ci pare negli altri...
  • Insofferenza mista a follia è...il desiderio di menare chi vuole riprendere i modi ed i tempi del dolore altrui, perchè non esiste al mondo chi possa soppesare speculativamente il buio di una perdita famigliare per dolo consapevole e riconosciuto. Ecco perchè penso all'articolo di Facci e sbaglio anche la valutazione iniziale che si impantana in sfumature di arroganza e cinismo. Sbaglio perchè quella è sola vanità di sentirsi intellettualmente elevati contraddicendo il sentire comune, il che affascina l'uomo sprovvisto di cultura vera, colui che si fa conquistare dall'uso strumentale dell'impopolarità asservita al narcisismo. La sottile linea che passa tra un sofismo cialtrone ed un intuizione nichilista è invisibile solo a chi si prende intellettualmente troppo sul serio. 
  • Insofferenza che si raggruma in pesantezza invece...l'isteria di parola che scorgo in facebook, nei blog, nel web, una forma di abuso di lessico, immotivato, senza contenuti, senza idee, solo ricerca di una propria identità attraverso una serie di esternazioni maturate a fronte di riflessioni ritoccate alla luce del nozionismo di wikipediana forma... 
  • Insofferenza culturale per essere stato letteralmente 'censurato' in un commento pacato, pensato, rispettoso ma non allineato da una deputata filo-israeliana del Popolo della Libertà sul sul blog (nulla centra con le elezioni o il post elezioni), in merito ad una riflessione sul perchè l'Europa di recente ha appoggiato la Palestina come stato osservatore, non membro, delle Nazioni Unite. Vedersi bannato da chi si batte per l'antisemitismo è davvero una sconfitta del buon senso e pensare che la signora ha anche vinto un premio intitolato ad Ilaria Alpi...che amara irrequietezza...ma soprattutto che ignoranza storica...
  • Insofferenza 'religiosa' per il Papa tanto smarrito come uomo di fede meno come uomo di potere visto che ha nominato Presidente dello IOR, la banca vaticana, l'unica che non aderisce alle norme antiriciclaggio, una propria persona, per la serie:"...scompaio dai vostri occhi ma finchè vivo vi ho tutti per le palle..."...ah dimenticavo per i Papa boys nessun pensiero è in arrivo un caliente Papa latino-americano... 
  • Insofferenza per la Casa Peter Pan di Roma, una casa-accoglienza per bambini malati di tumore ai quali (insieme alle famiglie) viene offerta gratuitamente assistenza ed alloggio durante le lunghe e sfibranti cure presso l'ospedale Bambin Gesù che oggi viene sfrattata da un edificio che, senza, e sottolineo senza finanziamenti pubblici era in stato di abbandono prima che l'Onlus la ristrutturasse completamente a proprie spese e con il contributo di tutti quelli che ci sono passati. Il centro di Roma e soprattutto quella zona pullula di edifici vuoti intestati ad enti pubblici o ad ordini religiosi quiescenti&ricotteggianti (per non dire altro...che oggi rischio la scomunica)...eppure non si trova di meglio da fare che sfrattare una casa che trasuda 'lacrime interrotte' e molti più sorrisi di quanto si possa immaginare. Ci sono stato, non parliamo di lusso, non parliamo di precarietà ma solo di una struttura che sostiene e supporta l'intimità di famiglie stravolte da diagnosi dolorose accogliendone i loro pensieri turbati prima ancora che le loro stanchezze fisiche. Irrequietezza quindi fino a quando la nuova Giunta non risolva concretamente (come ha promesso) la questione...altrimenti potrei essere tra i primi che potrebbe tirare un sanpietrino...
  • Irrequietezza per vedere l'ex direttore del TG1 Minzolini assolto dall'accusa di peculato, visto che aveva restituito (quando gli è stato contestato, non prima, figuriamoci!) la somma di 65.000 euro che era l'ammontare caricato indebitamente sulla carta di credito aziendale oltre il budget che gli spettava per cene e missioni di rappresentanza. Minzolini ha dichiarato di essere vittima di poteri politici avversi, gli stessi che, 'ab illo tempore', gli hanno assegnato il ruolo di direttore del TG1 senza averne alcun titolo di merito se non l'appartenenza politica servile...e quindi insofferenza per chi gioca solo quando le regole sono a favore...parachiuli e pure chiagnazzari! 
  • Insofferenza per la constatazione che molte delle persone che incrocio parlano con la sola consapevolezza di quanto hanno visto in televisione indipendentemente dall'argomento trattato, sembrano tutti figli di Giacobbo e della D'Urso. In quel preciso istante mi viene in mente un abusato quanto veritiero refrain di Flaiano degli anni Cinquanta:"...questo paese un giorno sarà una Repubblica basata sulla televisione" ed ho solo voglia di uccidermi in una vaschetta di gelato gianduia&pistacchio con tante amarene sopra...:) 
  • Insofferenza venata di sarcastico paternalismo invece la deriva con la quale seguo i "grillini", premesso che elettori&eletti sono entrambi in buona fede. Probabilmente consiglierei loro di rispolverare "Animal farm" perchè le rivoluzioni quando non passano per l'assunzione di resposabilità diventano poi le allegoriche ispirazioni di scrittori e menti illuminate come la storia ampiamente insegna.
  • Insofferenza dolce nel rifarmi per sola immaginazione alla possibile crasi intellettuale di luce e lucidità che ha fissato per sempre il volo di un spirito libero al cielo fiammeggiato di azzurro e rosso di un laico caos, quello di Mario Monicelli; 
 Passiamo quindi alla ricetta, che in realtà ne sono due, entrambi semifreddi, entrambi "Cagatùn", per il loro essere esteticamente l'esatto contrario di ciò che il buon senso suggerirebbe sul piano dell'estetica. Ecco perchè "Cagatùn", perchè a vederli il richiamo è quello di uno spatafascio gastronomico, di un mezzo fallimento, tanto più che siamo nell'era del perfezionismo artistico dell'impiattamento, dove anche una insalata se non è servita con regolare distribuzione delle foglie, alternando i colori degli ingredienti secondo richiami kandiskiani e con condimento versato a goccie sparse replicando la costellazione della galassia AlfaCentauri, non ha una sua dignità. Il secondo semifreddo per la precisione è stato portato ad una cena dove una spettacolare Grenoble dello ZioPiero dall'alto della sua perfezione visiva e di gusto guardava con malcelata insofferenza il mio "Cagatùn zabaione&caffè".
Sono chiaramente nato sotto la stella dell'inestetismo gastronomico e non da meno grafico visto che la mia calligrafia ricorda caratteri cuneiformi di antiche civiltà perdute. Tuttavia se trovate qui le ricette con i dettagli è perchè questi due semifreddi hanno una loro dignità nel gusto, una propria personalità che merita una condivisione se non altro per tenerne traccia. Ovviamente, e lo dico per pura provocazione, ne le foto sono ritoccate (anche se avrei dovuto visto quanto fanno pena...), ne uso mai coloranti, lascio ad altri queste due nobili arti dell'estetica paracula, perchè il buonismo oggi proprio non passa di qua :)

Ringrazio ulteriormente lo ZioPiero per aver fotografato il Cagatùn zabaione&caffè (ultima foto) tentando di dare dignità estetica con avanzata tecnica fotografica...a ciò che non ne aveva di suo :)

PS
A breve pubblicizzerò con una pagina ad hoc l'attività casearia di mio cugino. Ha da poco attivato un servizio di spedizione in tutta Italia ed i suoi prodotti meritano davvero un assaggio :)

Semifreddo zabaione&amaretto - Cagatùn zabaione ed amaretto 
Semifreddo zabaione&caffè - Cagatùn zabaione&caffè

1) Pan di spagna leggero al cacao di Luca Mannori 
6 tuorli di uova codice 0 (110-120 gr. di tuorlo all'incirca);
100 gr. di zucchero;
25 gr. di farina;
25 gr. di fecola;
25 gr. di cacao in polvere;
 50 gr. di burro fuso;
125 gr. di albumi;
20 gr. di zucchero;
1 cucchiaino e mezzo di lievito per dolci;

Accendere il forno a 160°C. Ungere una teglia da 22 cm con burro morbido e spolverizzarla con un pò di farina. Separare i tuorli dagli albumi, metterli in una ciotola, girarli un minimo e poi aggiungere i 100 gr. di zucchero. Cominciare a frullarli con un mixer ma contemporaneamente fare montare gli albumi con i 20 gr. di zucchero, piano, senza fretta. Quando i tuorli sono diventati chiari e soffici e spumosi, prendere una cucchiaiata generosa di albumi montati e alleggerire i tuorli. Versare i tuorli sugli albumi e mescolare piano, con una spatola, dal basso verso l'alto. Setacciare le polveri e aggiungerle tutte in una volta al composto. Ripetere la lavorazione e mescolare bene ma non far smontare l'impasto. Far fondere piano il burro, farlo raffreddare, versarci dentro un cucchiaio di impasto e girarlo con accuratezza. Metterlo tutto nella ciotola e amalgamare dal basso verso l'alto. Versare tutto nella teglia ed infornare per 45 min. Lasciare intiepire e capovolgere.

2) Ganache montata al cioccolato bianco e caffè
70 gr. di caffè espresso con un solo piccolo cucchiaino di zucchero; (due tazze);
30 gr. di liquore al caffè;
140 gr. di cioccolato bianco di buona qualità;
220 gr. di panna;

Fondere il cioccolato a bagnomaria o nel microonde al minimo della potenza. Togliere dal fuoco e versarvi un terzo del caffè bollente, mescolando accuratamente con una spatola al centro della preparazione, fino a ottenere una consistenza elastica e brillante. Incorporare allora un altro terzo del caffè ripetendo l'operazione. Infine incorporare il resto del caffè con il liquore, mescolare ancora e aggiungere la panna liquida fredda. Far riposare in frigo per alcune ore, non meno di tre, io una notte intera.

3) Semifreddo di amaretti 
5 dl di panna fresca;
250 gr. di biscotti amaretti;
125 gr. di zucchero;
100 gr. di acqua;
6 tuorli di uova codice 0 (110-120 gr. di tuorlo all'incirca);
1 tazzina di liquore al caffè;

Iniziate a montare i tuorli, procedendo contemporaneamente con la pastorizzazione. In una casseruola mettete lo zucchero e l'acqua e portate ad ebollizione fino al raggiungimento della temperatura di 121°. Togliere quindi lo sciroppo dal fuoco e versarlo lentamente ma continuativamente sui tuorli continuando a montare fino a quando il composto sarà freddo. Aggiungere alla fine la tazzina di liquore al caffè. Al composto gonfio e ben montato aggiungere quindi gli amaretti tritati finemente e la panna montata in modo fermo, procedendo con una spatola con movimenti verticali di riciclo.

4) Semifreddo di Zabaione
6 tuorli di uova codice 0 (110-120 gr. di tuorlo all'incirca);
5 dl di panna fresca;
200 gr. di zucchero con buona solubilità;
1 dl di Marsala; 4 cucchiai di passito di buona qualità;

Montare i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto gonfio e spumoso; aggiungere il Marsala (1 dl) versandolo a filo. Trasferite il composto in una casseruola e cuocetelo a bagnomaria montandolo con una frusta finché sarà raddoppiato di volume (8' all'incirca), quindi lasciatelo raffreddare (io ho contiunato con le fruste elettriche trasferendo la bastardella in una pentola con acqua fredda). Montare la panna aggiungendo gradatamente i 4 cucchiai di passito e incorporatela allo zabaione, mescolando delicatamente dal basso verso l’alto; versate quindi il composto così ottenuto nello stampo ormai freddo. Coprite con pellicola per alimenti e ponete in freezer per almeno 4 ore.

5) Ganache al cioccolato fondente
200 gr. di cioccolato fondente al 70% finemente tritato;
 200 gr. di panna fresca 2 cucchiai rasi di cacao di ottima qualità;
1 cucchiaio raso di miele di acacia(usare sempre miele dal gusto non invadente);
1 cucchiaio di liquore al caffè;

Portare la panna al limite del bollore stemperandovi il cacao ed il miele. Toglierla dal fuoco e versarla sul cioccolato finemente tritato e con un mixer ad immersione lavorare l’impasto, facendo attenzione a non incorporare aria, fino ad averlo liscio e lucido. Profumare con il liquore al caffè mescolando quindi a mano.

6) Mousse fondente
1/2 lt. Panna ;
360 gr. cioccolato fondente al 70%;
100 gr. acqua;
3 cucchiai di liquore al caffè; (facoltativo)

Montare bene la panna fredda in un recipiente che sia stato tenuto circa un'ora in freezer. Sciogliere il cioccolato fondente con l'acqua (io nel microonde al minimo della potenza con ripetute mescolate con la frusta a mano)e far raffreddare mescolando di tanto in tanto. Aggiungere il liquore al caffè e mescolare uniformemente una volta che la temperatura è decisamente calata. Versare il composto di cioccolato ormai freddo a filo sulla panna montata mescolando con una frusta finchè il tutto è omogeneo e liscio.

Montaggio del semifreddo zabaione&amaretto
Con queste dosi ne ho preparate due, una quadrata di 20 cm di lato ed una tonda di 12cm, entrambe con dei cerchi fissi da pasticceria rivestiti di cartaforno;
strato Tagliare uno strato non troppo sottile di pan di spagna. Sarà la base del dolce. Inumidirlo leggermente con del liquore all'amaretto.
strato Ricoprire il pan di spagna di uno strato sottilissimo di ganache al cioccolato fondente.
strato Versare il composto di semifreddo di amaretti e far rapprendere in freezer.
strato Versare sul semifreddo di amaretti il composto di semifreddo di zabaione. Passare in freezer un'oretta per far rassodare.
strato Versare uno strato di mousse fondente e porre in freezer nuovamente.

Montaggio del semifreddo zabaione&caffe
Con queste dosi ne ho preparate sempre due, una del diametro complessivo 20 cm ed una di 12, entrambe con dei cerchi fissi da pasticceria rivestiti di cartaforno;
strato Tagliare uno strato non troppo sottile di pan di spagna. Sarà la base del dolce. Inumidirlo leggermente con del liquore al caffè.
strato Ricoprire il pan di spagna di uno strato sottilissimo di ganache al cioccolato fondente.
strato Versare il composto di semifreddo di zabaione in uno strato molto sottile e far rapprendere in freezer.
strato Versare sul semifreddo di zabaione il composto semimontato di ganache al cioccolato bianco e caffè. Passare in freezer un'oretta per far rassodare.
strato Versare il composto di semifreddo di zabaione e completare con riccioli di cioccolato fondente;
 

lunedì 18 febbraio 2013

MamaFood - Catering etnico e solidale


MamaFood - Catering etnico e solidale Mi colpisce sempre vedere la sensibilità soffocata dal pudore, la trovo insieme una cosa ingiusta ma altrettanto unica nel sua coesistenza, assoluta, leggera e forte come solo una verità può essere, verità che non hanno declinazioni se non quelle dell'ammirazione. Farsi prossimo vuol dire proprio questo, appropriarsi di queste piccole realtà che ci lambiscono senza urlare la loro presenza, che attraversano i nostri marciapiedi sotterrando nel colore i propri lividi. Farsi prossimo è vivere con gli occhi di altri una storia fatta di pudore e sensibilità che solo per un caso fortuito non è la nostra. Le storie infatti quando si incontrano non sono sempre piacevoli e magari non lo sono nemmeno queste a voler ben vedere, ecco quindi che la tavola e gli incontri gastronomici diluiscono le amarezze e le dolcezze di un luogo lontano per ricombinarle insieme in una cucina che ha una anima, ha un significato, ha un gusto ed un profumo, gli stessi che danno sostanza e corpo alla brigata di cucina del catering etnico Mama Food, una brigata di esperienza di vita al servizio del gusto, perchè mangiare non è solo palato ma è anche cultura. Quando viaggio ricerco nelle pietanze tipiche del luogo la storia, l'arte di vivere e di sopravvivere delle comunità che visito, partendo dall'approccio più immediato per un goloso come me, la tavola. Ecco perchè Mama Food, in quanto catering dal mondo, merita una visita, perchè non è il classico catering "esterofilo" piuttosto è una immersione personale nella storia di altre storie, con l'approccio più dolce che si possa avere, quello del mangiare bene. Se la storia e la percezione del mondo potessero essere insegnate a scuola con una materia aggiuntiva "cucina dal mondo", Mary, Meron, Sundus, Farhat e Sadia sarebbero professoresse di ruolo e forse noi avremmo società meno asociali, meno precarie e meno anestetizzate rispetto al prossimo. Mama Food è un catering etnico, questo oramai è chiaro ma con la particolarità di avere una insegna luminosa che non si vede ma che tutti leggono chiaramente: "Piatti e storie dal mondo vicino". Mama Food tel. 02.333000945 fax. 02.29522572 cell. 334.6560563 e-mail catering@farsiprossimo.it

martedì 22 gennaio 2013

Confettura di mele 'molisane'


La follia come conquista, l'insania come prolungamento della razionalità estrema la stessa che per osmosi si espande in un sentire meno didascalico e più dissociato, una sorta di lente conformante di una società che invece si snatura sotto le picconate deformanti di una isteria social più preoccupante del solito, è ciò che auguro a me stesso ed a chi voglio bene.
Va da sè che il post-Natale non aiuta, acuisce sintomi depressivi ed isterici al limite del comico. Insidie sociali vere e proprie si adombrano nella cronaca politica (ed economica) che a volte fa più paura della pagina di nera per quanto un certo banditismo si sia trasferito dai vicoli di città alle scrivanie della cosiddetta (media) borghesia. La constatazione paradossale è che si avverte più insidioso un eventuale passo falso alle prossime elezioni inquinate da ambizioni personali fin troppo evidenti piuttosto che l'ennesima faida a Scampia per il mercato della droga, perchè finchè si tratta di "animali dichiarati" è anche possibile farsene una ragione per quanto molto poco accettabile sia anche questo...
Di mio mi adeguo, provo a galleggiare nella laguna post-festività cercando isole di stabilità affettiva ed emotiva alle quali rapportarmi in cerca più che altro di sfumature di umanità da condividere e da conquistare annotando successi e piccole sconfitte che lasciano a loro volta controverse amarezze a metà tra la delusione fisiologica e la lucida constatazione di aver demarcato in modo più chiaro certi perimetri.
C'è da annotare poi tra i miei recenti progressi Facebook, una conquista estemporanea che ha ulteriormente spostato un pò più in là il mio approdo, prima o poi necessario, verso uno psicoanalista davvero bravo. La nuova ottica, complice anche una iniziale ed inerziale mancanza di assuefazione, progressivamente prevista come per ogni 'medicina' palliativa, ha permesso di sentirmi tuttavia meno stupido, concedendomi angoli di prospettive esistenziali del tutto inedite, malinconiche ma anche piuttosto interessanti.
Capita, e parlo a solo titolo personale, di sentirmi particolarmente cretino, di essere del tutto disarmato nei confronti di certe realtà al punto tale da domandarmi quanto sia intellettivamente sprovveduto per non riuscire ad intuire certi passaggi del quotidiano.
Ecco quindi che Facebook si è rivelato un toccasana all'occorrenza. Mi collego, scorro la serie di condivisioni e fatta eccezione per un buon 30%, la restante umanità è in grado di farmi sentire uno scienziato, una mente illuminata dotata di una rete neurale efficiente ben oltre la media, mai purtroppo però superiore al blogger "Emorroidi, rimedi naturali".
Non che voglia fare qui una disamina analitica da Freud "de noiartri", ma una volta che si cerca anche di non vedere tutta una galleria di personaggi impegnati a condividere una vita fatta di punti esclamativi e convinzioni (beati loro), impegni fighi, professionalità sottilmente ostentata, finto lassismo autocelebrante o ancor peggio attivisti militanti con superficiale immedesimazione in altrettante inconsistenti problematiche di vario genere, emerge lampante di come il comune denominatore di essere social tout-court faccia pendant con la solitudine (intellettuale) più disarmante che si possa immaginare. La sensazione infatti è quasi sempre la stessa quando intuisco, mio malgrado, che non si tratta solo di semplice rassicurante stupidità.
Facebook quindi come generatore di autostima potrebbe impensierire persino i produttori di Prozac ed in questo comprendo meglio la campagna ostile che spesso subisce sui media internazionali. Twitter non è da meno, ma almeno li c'è un potenziale freno di caratteri a limitare proporzionalmente la possibilità di dimostrarsi deficienti con tutta la potenza che potrebbe avere invece un blog nell'amplificare un certo grado di maliziosa ottusità (vedasi Pontifex per capire meglio...).
Le occasioni di divertimento e di confronto non mancano ovviamente con persone soprattutto dotate di autoironia, però quanto è rassicurante quel sottofondo di idiozia che rende i miei neuroni più certi delle proprie capacità trasmissive. Mai generalizzare ma l'endorfina prodotta al solo scorrere le pagine di molti è innegabile. Capisco persino perchè certi social instillano dipendenza, un pò come le trasmissioni della D'Urso o "Uomini&Donne", perchè nel loro trash di sottofondo creano le premesse per far sentire il pubblico un gradino più in alto dei soggetti visionati. Certo, è il confronto con chi è più bravo che spinge a migliorarsi ma perchè negarsi questa droga gratuita che tutto sommato presa a piccole dosi e con ironia non è così nociva come dipendere da trasmissioni gastronomiche solo 'formalmente' più elevate, altra piaga odierna.
Per alcuni infatti Ramsey potrebbe anche condurre programmi nei quali giudica se la moglie (o il marito) che uno si è scelto possa o meno fare per lui (lei), testandola in cucina e magari "anche" in qualcuno dei suoi hotel da incubo, perchè è chiaro che più che uno chef il buon Gordon sia assunto al ruolo di supereroe. Da piccolo c'era Goldrake che di puntata in puntata sconfiggeva il mostro di turno, partendo da situazioni inizialmente tali da far presupporre una sconfitta che svaniva tuttavia nel più classico dell'epilogo vittorioso con tanto di morale a corredo. Ramsey fa lo stesso e poco importa se si tratta di un bar, di una osteria, o di capire quale sia la cagatina segreta con la quale un capotribù indigeno fà un ragù di orso eccezionale, alla fine lui vince sempre e se Goldrake usava l'alabarda spaziale e mangiava insalata di matematica, Ramsey invece spara un due o tre "porcaputtana" e tutti a bocca aperta ad aspettare che l'oste-bettoliere-mostro schiatti con tanto di lacrima finale delle comparse sullo sfondo con il tramonto di cartapesta. Goldrake un cartoon, Ramsey un telefilm ma praticamente la stessa cosa.
Quindi ricapitolando...tutti su Facebook a rifarsi l'ego quando perde colpi, tutti a sognare di diventare uno chef con potere di vita o di morte altro che 007, James Bond a confronto è un reduce di guerra che al bagno si piscia sulle scarpe. Sarà inevitabile che i ragazzini di oggi vorranno diventare i cuochi di domani e quindi il pronti via a tutto l'indotto mediatico è già iniziato, dedicando alle fasce di minori programmi di cucina, talent e reality. Se quindi i genitori di ieri (oggi) avrebbero volentieri strizzato gli zebedei all'unico figlio maschio per dare un tocco 'neutro' all'intonazione pur di fargli vincere il concorso di turno o avrebbero volentieri regalato alla propria figlia adolescente un look da mignottone d'alto bordo (tette finte comprese) per darle una immagine più accattivante sul palco, oggi probabilmente si impegneranno ad immolarli all'altare dell'alta cucina televisiva e poi chissenefrega se avranno un background culturale tale da imprimergli per tutto il resto dell'esistenza la stessa espressione che potrebbe avere Renzo Bossi davanti ad una elementare divisione a 2 cifre.
Ecco perchè la follia è un passo inevitabile per salvarmi, per evitare la delusione di una chiamata di saluti non ricambiata, per spingere un amicizia oltre l'ostacolo della distanza a tal punto da perdere i connotati del blog dal quale è nata per incamminarsi su un suo scalcinato sentiero indipendente, l'insania come quid per sorridere anche quando si è pagato una telefonata 41 euro scarsi non per volontà ma perchè semplicemente guidati dall'impellenza di volerla fare in quel momento senza troppo riflettere (va da sè che per questa leggerezza avverto ancora enormi bruciori...) o come di un viaggio in autostrada condiviso per buona parte del tempo al telefono con chi (rischiando per giuntà di scaricare le batterie dell'unico cellulare) nello stesso tempo affrontava nebbia e pioggia poco lontano, oppure la piccola sconsideratezza per aver rapito una siciliana con il figlio minorenne per poco più di una ora per poi rilasciarli solo dopo aver ritirato un congruo riscatto di squisiti manufatti dolci o ancora la piccola alienazione che vivo quando mangiando cialde extralarge stracolme di gelato, indipendentemente dal fatto che possa o meno macchiarmi, il pensiero va ad una altra amica golosa ma decisamente più elegante di me, per finire con la constatazione che in un momento di pura dissociazione dal reale invece di dedicarmi al mio diario-blog ho scritto in privato una quasi ode per del tonno sott'olio (imbarattolato per pochi intimi) regalatomi di recente e che vale quasi quanto la "numero uno" di PaperonDePaperoni. Insania è per qualcuno altro invece intra-vedere nella pasta i nostri miti di sempre, per una altra è non fermarsi mai anche quando si perdono i pezzi per strada in virtù di una corsa che per certi versi sembra fine solo a se stessa, per altri ancora è l'idea fissa di voler vincere una cifra importante per poter finalmente costruire una piscina di mozzarelle dove nuotare felici&fetenti tra bocconcini e treccie (le prenotazioni sono aperte), per qualcun altra è l'immagine lucida di non aver costruito 'qualcosa' nella propria vita pur continuandosi a dare agli altri con un calore affettivo ed intellettuale che solo una sconsideratezza non egoistica può contemplare, per una coppia conosciuta da poco invece è stato il folle gesto di prolungare un gesto d'amore oltre l'atto fisico tendendolo fino a quando la parola famiglia non ha avuto un senso ancor più compiuto e forte indipendentemente dal taglio degli occhi dei suoi componenti intorno ad un tavolo.
Ancora...la pazzia come conquista più ampia per leggere un libro che abbia un suo contenuto e non la sminchio-storia di Vespa o il desiderio meno abbordabile invece che si potrebbe provare nel farsi ospitare come pubblico dalla Clerici e sfanculare la Moroni davanti a tutti in diretta. Come non negarsi infine il sogno avventato di vedere Santoro&Berlusconi parassiti complementari di un società che merita un cambiamento, giornalistico così come politico, spazzati via da un rutto di fantozziana memoria...magari per archiviare un certo incartapecorito maschilismo mal nascosto da attori di una stessa commedia che ahinoi ha già tutti i tratti di una tragedia.
Ecco perchè perseguo la stoltezza ideale, non mi va di piegarmi alla 'follia omologata per tutti" venduta dal compianto Steve Jobs, piuttosto faccio mio il "sobborgo" nel quale vivo, quello reale e quello virtuale, provando a gettarvi una scintilla di insania, perchè in fondo lo scemo del villaggio lo impersono bene perchè non provare a fare il salto di qualità diventandolo pure...e magari insieme?


Passiamo quindi alla ricetta
Chi ha letto l'intero articoletto sopra meriterebbe un premio, una ricetta con i fiocchi, di quelle che lasciano a bocca aperta ed invece scelgo una confettura, una miscela di frutta e poco zucchero, nulla altro. La storia su come ho avuto queste mele è lunga e non voglio tediarvi, basta sapere che sono stato uno dei veri regali di questo inverno, dall'albero direttamente a casa mia e grazie ad un amico di nome Mario, una persona che fa bene il suo lavoro che ho conosciuto a mia volta grazie ad un cuoco-barbone che da un pò non vedo. Ed è proprio in onore a questo privilegio che ho avuto che chiamo questa confettura di mele 'molisane' a sottolineare l'origine del prodotto primo e non da meno di chi mi ha ritenuto all'altezza della condivisione.
Ho cucinato molto a cavallo di Natale, mi sono anche 'sfiziato' con esperimenti nuovi però ci sono dei passaggi personali che preferisco associare al valore assoluto di un gesto, di un dono, di uno scambio di idee nel retrobottega di un negozio e perchè no anche di uno scontro perchè come i cieli di Miyazaki, sono belli solo quando ci sono le nuvole.
Le mele che vedete in foto sono state la punta del compasso, ho girato parecchio intorno ma loro ci sono sempre state, non moltissime per quantità ma per qualità un vero baricentro gustativo, un punto di partenza e di arrivo, contemporaneamente, proprio come la mia follia incipit e fine ultimo del mio percorso...

Confettura di mele 'molisane'
2 Kg. di mele 'molisane' (già pulite);
1 Kg. di mele 'lemoncine' (già pulite);
600 gr. di zucchero;
succo di 3 limoni;
1/3 di cucchiaino da tè di cannella;

Preparazione
Ho sbucciato le mele, pur rimpiangendo il fatto che potevo mangiarle con la buccia senza preoccupazione alcuna (molte sono finite così...), le ho messe in pentola direttamente con lo zucchero, la pochissima cannella ed il succo dei limoni. Cottura lenta fino a raggiungimento della densità voluta. Invasare e poi sterilizzare :)




martedì 18 dicembre 2012

Casarecce romane ma proprio romane che piú romane nun se pò


I nomi dei food-blog sono una sorta di tatuaggio informatico con il quale ci presentiamo ad un pubblico di perfetti sconosciuti. E'chiaro che alcuni per la loro natura lessicale esplicita nei rimandi diretti ad un profumo, ad un sapore, ad un piatto, ad una sensazione piuttosto che ad una personale inclinazione chiariscono o quantomeno proiettano una luce di aspettative che poi a ben vedere non sempre sono rispettate nei contenuti. Quando ho scelto il nome del blog, ad esempio, non ho avuto dubbi sul fatto che potesse essere Gambetto nella Zuppa, quasi posso dire di aver vissuto la circostanza come un passaggio obbligato, una sorta di coerenza gastronomica culturale che riuscisse a tracciare, per quanto in modo superficiale, un profilo (psichiatrico aggiungerei) dell'autore.
Il gambetto di prosciutto, che mia madre ha sempre usato per insaporire le zuppe e che ricercavo nelle stesse a compensazione di un pietanza settimanale che non era tra le mie preferite dell'epoca, come simbolo di golosità in un piatto che per sua natura ha tutte le caratteristiche del meltin-pot piccolo borghese nel quale sono cresciuto, un caleidoscopio umano di provincia e di città costantemente in bilico nei colori, nei gusti, nella mentalità. La zuppa è un piatto che vuol dire tutto e nulla, può essere rustica ed approssimativa così come ricercata e raffinata, è un incontro di incoerenze alimentari che sapientemente dosate creano piccoli grandi percorsi gustativi che nel loro evolversi riprendono le fasi della vita che attraversiamo.
Probabilmente, e questo è stato sempre il mio primo pensiero, non potevo scegliere un nome di un dolce a rappresentarmi, i rimandi al dessert non avrebbero mai reso gli spigoli vivi che perimetrano il mio carattere nonchè il desiderio di sottrarmi a tutto ciò che rimanda ad un sapore stucchevole, piuttosto il dolce preferisco scorgerlo nelle profondità dell'amaro, laddove ha un senso più pregnante, così come pescare la nota dolce nel cioccolato fondente. Ecco perchè faccio sempre attenzione ai nomi degli altri blog, provando sempre ad immaginare quale sia il percorso che abbia condotto a quella sintesi.
Però proprio come i tatuaggi a volte stento nel capire il nesso. Avete presente chi si tatua simboli celtici, maya, peruviani, indiani, moihicani, se non dei cani, gatti, pantere, tigri, suppellettili di vario tipo, donne con tette al vento, sirene, mezze bagasce, la luna in tutte le sue forme ispiratrici, fiori di ogni tipologia... e tutti accomunati dalla malcelata propensione a raccontarvi il perchè di quel simbolo, ognuno con il suo carico di enfasi al limite del verosimile. Se per i tatuaggi quindi la banalità dell'esotico o del diverso si fonde con il ridicolo, i blog non sono esenti da considerazioni analoghe, soprattutto per la scelta del nome, che si intuisce essere il frutto dell'incrocio della poetica di un ominide con l'acume di un primate, e mi scuso per il paragone ingiusto con la categoria dei mammiferi più simili all'uomo, una sorta di meteorismo estetico, ognuno "spara" la sua aspettando di capire quanto devastante possa essere stato.
Profumi evocativi quindi, fragranze esotiche, accoppiamenti di spezie ricercate, l'uso del musicale francese o rimandi a prerogative gastronomiche ancestrali, tutto purchè si crei una sorta di sintomatica aspettativa di competenza, ricercato, di eleganza e raffinatezza, la qual cosa, si avverte chiaramente, ha lo stesso grilletto emotivo che spinge altri a tatuarsi sul collo in bell'evidenza simboli religiosi di popolazioni lontane per sottointendere una spiritualità profonda, il che poi quasi matematicamente serve ai più ad individuare l'ennesimo decerebrato.
Poi finalmente ho visto la luce in questo bailamme lessicale gastrochic...ho capito che il momento della svolta era arrivato, che nuovi scenari si sarebbero aperti, mostrandoci infiniti altri orizzonti. Ero intento in facende personali quando dalla casella di posta legata al blog, relativamente ad un post non mio che però seguivo, si è palesato in tutta la sua magnificenza il commento di un certo "Emorroidi, rimedi naturali". Il tipo o la tipa che dir si voglia 'tampina' di complimenti la famosa amica blogger i cui post spesso trovano l'apprezzamento educato e sintetico dell'autore affetto da cotanto fuoco sacro medico-divulgativo.
Il dubbio che i commenti possano essere generati da un software mi è anche stato suggerito ma ad onor del vero mi piace sposare a ragion veduta la tesi dell'essere umano che vuole fare breccia sull'attenzione altrui con un nickname volutamente imbarazzante, che coperto dall'ovvio anonimato, gli consente invece di condurre un lecito marketing del proprio know-how naticale, magari (ma questo non l'ho verificato) finalizzato all'acquisto di prodotti mirati. L'apparente illogicità di postare commenti su blog di appassionati di cucina è a ben vedere l'amo migliore di chi vaga su questi lidi, tra i tanti che amano "sfondarsi" in cucina, infatti, probabilmente, anzi di certo c'è anche chi ha sfondato altro.
Non a caso pensavo che a questo punto sarebbe del tutto normale se dall'oggi al domani trovassimo nuovi utenti in qualche modo affini all'argomento idraulico archittetturale piuttosto che a quello strettamente corporale, con nick del tipo "Trattamenti per tazze scheggiate", "Bidet consunti, rimedi della nonna", "Dècoupage per tavolette", "Sanitari antisismici in titanio&gommapiuma" etc etc.
E'evidente che in un primo momento queste intrusioni disegnano smorfie di ironico disappunto in chi pensa di spulciare solo contenuti gastronomici ed invece si ritrova ad essere vicino-di-commento di "Emorroidi, rimedi naturali", un mago dell'equilibratura&convergenza della chiappa incidentata.
Che questo sia il fio all'essere soggetti pubblici è chiaro, una sorta di piccola tassa che in fondo paghiamo anche quando sull'autobus il nostro vicino di posto ha il tatuaggio della lacrima di Pierrot sotto l'occhio, o con il piercing sadomaso. All'inizio c'è la curiosità, qualche constatazione più o meno seria per provare a capire e poi, nel mio caso, cedo il passo all'ironia. Più o meno anche "Emorroidi, rimedi naturali", come nel caso del trasporto pubblico, è un compagno di seduta, scomoda ma è comunque un passeggero di questo carrozzone virtuale e se in un primo momento seguivo con un distacco tutto ironico le sue incursioni, poi con il passare dei giorni, riflettevo che in fondo non era di certo da meno, di chi si era disegnato un blog esteticamente e lessicalmente perfetto per corrispondere alle aspettative di un pubblico poco critico salvo poi condivedere contenuti ancor meno apprezzabili di una eventuale cremina rinfrescante per il popò. Probabilmente meglio l'onestà intellettuale di un "Emorroidi, rimedi naturali" piuttosto che la gatta-mortite di "Verzotta di Roncadelle"*, piuttosto che la supponenza ingiustificata di "Cannelle&Cacarel"** o ancor peggio la mancanza di dignità di "Dulcis in Vespasianum"***...

PS-Appello 

Ti prego "Emorroidi, rimedi naturali", se ci sei, diventi anche un mio lettore, please...

Nota *-**-***
Ogni riferimento a blog reali è proprio così...come l'avete pensato :)

Casarecce con pollo alla romana
La cucina tipica delle città italiane si identifica usualmente in un perimetro gastronomico ben preciso che comprende l'idea di un piatto, la sua ricetta, l'iter storico e gastronomico (reale o presunto tale) che lo individua e tutte le rivisitazioni divulgate, da quelle in chiave famigliare alle declinazioni sofisticate degli chef stellati. Qui oggi si attraversa seppur di poco, il confine di questa linea immaginaria per ritrovare un piatto 'da Lunedì romano', da cena del Lunedì per essere ancor più precisi, una portata che non troverete in alcun manuale di gastronomia locale se non nelle confessioni da pianerottolo di mamme impegnate tra lavoro e figli. Il "pollo alla romana con i peperoni" è infatti una ricetta recente, nessun generale o cuoco distratto all'origine, piuttosto un piatto ricco della Domenica di molte famiglie capitoline, famiglie operaie e medio-piccole borghesi. L'iter è sempre lo stesso e non è nemmeno dettato da particolari situazioni di indigenza, di scarsezza di materie prima quanto di vera e propria opportunità da primo giorno della settimana. Quello che avanza della Domenica si travasa in un bel barattolo ed il giorno dopo quando la famiglia si ritrova a cena lo si usa per condire la pasta. Il ricco sugo del pollo alla romana con i peperoni ben si presta anche al salto in padella ed ecco che la pigrizia da Lunedì può diventare motivo di vanto tra appassionati di fornelli, lo stesso che spiega in che modo sia arrivato personalmente al piatto.
A questo punto lascio a voi la quesione se le "Casarecce con pollo alla romana" possono essere in un prossimo futuro incluse nella cultura gastronomica capitolina, magari con una bella storia di una mamma precaria in giro tutto il giorno ma ben risoluta nei gusti all'occorrenza :)
La qualità della materia prima ed una buona scelta del tipo di pasta, nel mio caso ho usato la trafila Casarecce della Garofalo n.88 , sono poi una condizione necessaria e sufficiente perchè la serata del primo giorno della settimana, solitamente il più inviso, possa acquisire un sapore consolatorio e acquietante nel gusto :)
Questo piatto però deve un grazie particolare a Simonetta, una ragazza che per amore vive in Argentina e che con il suo blog ha steso un filo diretto con l'Italia che tanto mi rammenta la corda sulle quali si stendono i panni ad asciugare. Il bucato di idee e spunti condiviso su questa robusta ed invisibile traccia a ridosso di uno oceano danno continuità ad un modo di pensare alle preparazioni ed alla cucina che trovo straordinario, anche perchè sempre teso a ritagliare ulteriori gradi di libertà a chi per motivi fisiologici si vede negato una parte dell'offerta del mondo del cibo.
Un ultimo grazie sentito va anche alla comunità di Gente del Fud (nella fattispecie in questo caso nella persona di Giorgio Marigliano), nella quale mi rivedo per approcci e per idee ed alla quale devo estrema riconoscenza per mettermi in contatto con una realtà che amo, per passione e per gusto.
Insieme mi hanno dato la possibilità di contribuire immeritatamente alla terza edizione su Donne del Web dello speciale dedicato alle grandi paste italiane insieme a blogger di maggiore caratura e bravura, ecco perchè mi ripeto nel grazie.

Casarecce con pollo alla romana (per 4 persone)

Pollo alla romana con peperoni

6 sovracosce di pollo ripulite dalla pelle e dalle ossa (ho usato solo sovracosce per rendere il piatto accessibile anche ai bambini senza correre il rischio di ossicina);
5-6 peperoni rossi, sodi, di media grandezza;
3 cucchiaini di concentrato di pomodoro;
1 bicchiere di vino bianco secco di buona qualità;
1 cipolla di Tropea;
1 mazzetto di prezzemolo;
1 foglia di alloro fresca;
1 rametto piccolo di rosmarino;
Olio extravergine di oliva;

Preparazione della Domenica
Pulire le sovracosce di pollo della pelle residua e di eventuali ossicini e poi tagliarle regolarmente. Se si ha tempo e se si riesce ad organizzarsi con anticipo, lasciar marinare i bocconcini di pollo per una notte in frigo in una marinatura di olio, vino bianco, qualche goccia di limone ed un paio di foglie di alloro. Privare i peperoni della pelle, adagiandoli in una teglia da forno rivestita di alluminio riponendoli in forno preriscaldato a 200°. Venti, trenta minuti al massimo e spegnere il forno senza aprirlo per almeno una oretta in modo che il calore residuo contribuisca a facilitare il distacco della pelle che avverrà senza molte difficoltà. Spellare quindi i peperoni, ripulendoli di pellicine, semi e filamenti e ridurli a falde. A questo punto ridurre a lamelle sottilissime la cipolla di Tropea e farla appassire in una ampia padella unta con 5-6 cucchiai di olio evo. Alzare la fiamma ed aggiungere la dadolata di pollo, scolata dalla sua marinatura, facendo colorire i cubotti su entrambi i lati. Quando saranno coloriti versare il bicchiere di vino bianco e sempre a fiamma viva lasciar evaporare l'alcool. Aggiungere quindi infine i peperoni, il rametto di rosmarino (legato con poco filo da cucina in modo da eliminarlo completamente alla fine) ed il concentrato di pomodoro e proseguire con la cottura coprendo parzialmente con un coperchio.

Preparazione del Lunedì
Portare a bollore abbondante acqua salata con un filino di olio e mettere a cuocere le casarecce. Gli avanzi del pollo alla romana della Domenica, conservati opportunamente con il sugo, riemergono quindi dal frigo per essere rinvenuti in padella con poco olio aggiunto ed un cucchiaio di acqua di cottura della pasta. La pasta viene quindi scolata con 3-4 minuti di anticipo rispetto al tempo di cottura indicato sulla confezione e viene portato in padella insieme al pollo. Alzare la fiamma e spadellare completando cottura e 'mantecatura'. Servire calde e non riporre la padella nel lavabo, c'è sempre la scarpetta da fare per ripulirla :)
Note
(1) Nella foto, il rotolino accanto è un peperone leggermente saltato in padella con un bocconcino di pollo. (2) Se ci si vuole dare un tono da casalinghe\i che la sanno lunga in cucina, giusto per dare la dritta da pianerottolo ai nostri vicini di casa, conservare l'acqua di vegetazione dei peperoni scottati nel forno, filtrata dei semini ed usarla nella cottura della pasta, ha il suo perchè :)


martedì 4 dicembre 2012

Semifreddo pere e rum



I nonsense fanno parte della mia vita sin dalla prima adolescenza.
L'incontro quello, un caso quanto più inverosimile possiate immaginarlo o meglio facilmente inquadrabile nell'ottica di un adolescente sprovveduto intellettualmente che era irrimediabilmente attratto dalla musica e dai testi di De Gregori, Dylan, Lou Reed, Rino Gaetano e non ultimi i PinkFloyd. E'chiaro che per quanto provassi a tradurre gli anglofoni e per quanto avessi sotto mano i testi dei cantautori italiani, i mezzi intellettuali erano (e sono, aggiungerei con convinzione) limitati all'età e quindi molti orizzonti non solo mi erano sconosciuti ma nemmeno ne riuscivo ad intravederne le possibili linee di luce.
Ecco che i nonsense hanno avuto inizialmente quasi e solo un significato puramente estetico, metafore incoerenti che sentivo affini, aerei rimandi verbali a sfumature dell'anima che vuoi per ignoranza storica, politica, economica o anche solo artistica, non riuscivo a cogliere, facendoli pur tuttavia miei in qualche strano modo.
Con il tempo, qualcosa è venuto a galla dalla nebbia, permettendomi anche di distinguere tra nonsense dovuti alle mie lacune e quelli volutamente poetici a delimitare le periferie delle contraddizioni umane in tutta la propria colorata e magnifica illogicità. Ancor oggi nel tempo libero adoro cogliere, limitatamente alla mia esperienza, piccoli nonsense intensi, quale che siano la loro provenienza o natura.
E'inevitabile che questo inappropriato tentivo di elevarmi cozza con la mediocrità giornaliera che ci circonda e che, purtroppo, volenti o nolenti subiamo anche. Mi spiego meglio sperando di farvi intuire in quali piccoli disagi quotidiani possa incappare se non vogliamo parlar di vero e proprio scheggiamento coatto di zebedei. Questa estate, anche la mia radio preferita, Radio2, non si è risparmiata dal mandare in onda praticamente sempre, anche durante programmi ricchi di intelligenza e humor, la canzone di Malika Ayane "Tre cose". Non voglio entrare nel merito del motivetto, quasi irritante nel suo alienante riproporsi, asfissiante come un carillon molestamente incantato su un solo passaggio, ficcante come se fosse stato partorito da un compositore psicopatico prima di uccidersi con i lassativi, perchè più e più volte mi sono concentrato sul testo, una serie di banali nonsense inanellati con certosina pazienza che mi hanno fatto spostare il limite dell'indecenza un pò oltre il perimetro già lontanamente fissato dal buon Gigi D'Alessio.
Passaggi come: "e la terza scriverò sui vetri sporchissimi di un auto blu.. blu come i tuoi occhi a cui raramente sfuggirò e anche se fosse tu non chiuderli mai..."
Per chiunque sia scritta la canzone, dal suo nuovo fidanzato alla figlia, consiglio vivamente a chi rientra nella cerchia affettiva della simpatica Malika per scongiurare premature dipartite di grattarsi a sangue qualsiasi cosa abbia all'interno delle mutande. "e poi invitami a bere un bicchiere di sole spiegami senza nemmeno parlare che gusto ha.."
Eccolo il nonsense languido ed avvilente, un tragico tentativo di poesia reso senza stonatura formale alcuna da chi fino a qualche giorno fa (nel quale è stato finalmente lanciato il nuovo singolo) in qualsiasi media possibile e immaginabile ha percosso note, testi e zebedei con la stessa efficacia.
Pur cambiando campo d'azione non solo i nonsense non mancano, piuttosto abbondano creando mondi surreali, struggenti per forza narrativa, dove il Dio "Confetto Falqui" brilla come un sole, e mai come in questo caso basta la cronaca e non la parola per cagar....
Vado per flash qualcuno commentato, qualcun altro no, quel tanto per farvi intuire senza troppo approfondire che l'intestino rischiarato da tali nonsense potrebbe anche non reggere:
  • Scamarcio approfitta di un incontro con Bersani per parlargli di teorie monetariste macroecomiche;
  • Scillipoti all’oratorio San Pietro di Roma, tiene corsi di formazione politica giovanile;
  • La Grecia, culla e madre di una cultura che è stata ed è tutt'ora medicina dell'anima dell'uomo moderno (in senso lato), si ritrova con parte della popolazione a chiedere farmaci e assistenza alle organizzazione non governative di stanza nel paese create inizialmente solo per dare supporto agli immigrati. L'intransigenza tedesca non crea solo povertà, ferisce la dignità di chi ha dato dignità etica in tempi non sospetti ad un ottuso e chiuso uomo mitteleuropeo;
  • "Nuovi acquisti presso la statunitense Lockheed Martin di aerei caccia da combattimento" e poi mancano i soldi per "battersi" negli ospedali con le continue carenze di personale e medicine;
  • Dulcis in fundo e non parlo del caso della settimana delle sfogliatelle "comprate", pubblicate e poi rimpiazzate con tanto di scuse ma di quello meno avvincente di un certo signor Sallusti, protagonista di un nonsense che tra poco sarà più chiaro. Non voglio infatti entrare nel merito della questione di un direttore di giornale che diffama e che viene punito per legge, non voglio accennare alla pantomima da martire dell'informazione inscenata a buono o cattivo gusto dello spettatore medio di cronaca, nemmeno voglio sottilizzare sul fatto che paradossalmente lo stesso direttore cavalcava le idee totalitarie del suo erotomane editore, nonchè ex-premier, che anelando alla mancanza di contraddittorio voleva mettere in galera tutti i giornalisti che con lui facevano un normale lavoro di inchiesta o di critica, nemmeno sto qui facilmente a salire sul carro dei vincitori perchè a ben vedere nella faccenda vedo solo vinti e nemmeno voglio cedere alla battuta facile di un uomo che in quanto stipendiato da Berlusconi e in quanto compagno della Santanchè non sappia nemmeno cosa sia la libertà o i suoi sinonimi...volevo solo riflettere appunto su un nonsense più sfuggente. Il carcere o la pena detentiva, oltrechè essere un atto punitivo dovrebbe in qualche misura contribuire a recuperare socialmente e moralmente il colpevole privandolo della propria libertà d'azione in modo da costringere il reo a precorrere una strada di riabilitazione. Può, nel caso di Sallusti, l'arresto domiciliare avere questo potere espiativo visto che come si legge parliamo di una modesta dimora di 920 metri quadri su quattro piani con annessa piscina coperta rivestita in madreperla, letto king-size,... Ripeto non voglio assolutamente esprimere valutazioni ma in generale non sarebbe meglio in alcuni casi...multarli e mandarli a pulire i cessi dei centri di accoglienza immigrati...(straparlo ovviamente :) ) 
 Il nonsense come vedete ritorna non in forma artistica ma ritorna e quindi vi saluto con una preghiera partenopea..."Santa Maradona pensaci tu..." :)


Passiamo quindi alla ricetta
Non è una coincidenza se ho deciso di pubblicare questo semifreddo preparato il fine settimana scorso quando, contrariamente alle apparenze l'unico nesso, in quel momento, che avevo con i Calycanthi era l'ispirazione per questo dessert alle pere. La loro ricetta il punto di partenza, in mezzo un pò di fantasia e quanto ho imparato dal Nanni in termini di farcie con frutta a completare una piacevole nonchè reale botta-di-chiulo ai fornelli :P ehehehhe
Prima di arrivare a spiegare come ho modificato la preparazione e la decorazione, volevo solo fare un cenno esplicitamente pubblicitario ad un gran bel libro "La cucina di Roma e del Lazio". Chi mi conosce non solo sa che non faccio pubblicità sul mio blog ma anche che non compro in genere libri di cucina, se non pochissimi, magari li regalo invece, e quelli che ho a mia volta li prendo solo se hanno una storia alle spalle. Di solito infatti rifuggo da progetti grafici eccellenti o da opere didascaliche fredde, compendi di ingredienti e di eleganza ma non di tecnica in genere. Venerdì scorso sono stato però alla presentazione del libro suddetto e senza che entri nei particolari che mi hanno indotto all'acquisto sono stato più che incuriosito di sfogliare non, un libro di preparazioni cosiddette "tipiche", quanto di percorrere un piccolo e gradevole sentiero poco prima percorso dagli stessi autori.
Ecco che in pochi giorni (durante il weekend) non ho attraversato un indice di ricette con gli occhi, piuttosto sono stato accompagnato in una ricerca risoluta ed appassionata di una cucina tipica, che non solo ha riservato sorprese ma anche che ha segnato qualche 'sconfitta' come nel caso della caccia alla "provatura" (un formaggio comunemente definito nei ricettari della regione Lazio oggi introvabile per via dell'evoluzione delle tecniche produttive). Ecco perchè mi sono appassionato a questo libro, perchè non disegna un percorso gastronomico lineare, piuttosto come dicevo prima, ci accompagna su un sentiero, quello della cucina di Roma e del Lazio che non è privo di piccole buche così come di scorci incantevoli.
E' un ricettario ma anche una storia e come tale non poteva che conquistarmi. Adesso fare i complimenti a Maria Teresa di Marco, a Marie Cécile Ferrè e a Maurizio Maurizi suona stonato e quindi lascio ad altri questo passaggio, certo di avervi condiviso un progetto gastronomico niente affatto scontato.
Torniamo quindi alla ricetta...

Semifreddo pere e rum Ingredienti:
700 gr. di pere mature mondate e tagliate in pezzi molto piccoli (la William rossa, detta anche Max Red Bartlett, è quella che ho usato e penso che sia l'ideale. Considerate che sono completamente rosse...e non pezzate);
150 gr. di zucchero;
300 gr di panna fresca montata;
60 gr. di ottimo rum;
1 filino di olio evo;
1 limone;

Preparazione
Sbucciare le pere e tagliarle a cubettini che andranno cotti a fuoco moderato in una padella antiaderente unta con un filo d'olio EVO insieme al succo del limone, a 20 gr. di rum (presi dai 60 gr. totali) ed a 100 gr. zucchero (presi dai 150 gr. totali). Dopo qualche minuto le pere avranno prodotto il loro liquido continuare quindi a cuocere fino a quanto il liquido non si sarà parzialmente ritirato. Togliere a questo punto dal fuoco e frullare il composto con un mixer con i restanti 50 gr. di zucchero e con 20 gr. di rum (presi sempre dai 60 gr. totali). Aspettare quindi che il tutto si raffreddi a temperatura ambiente e solo quando questo avviene montare i 300 gr. di panna con i 20 gr. di rum rimasti in un recipiente che sia stato tenuto circa un'ora in freezer. Procedere quindi molto dolcemente alla fase che prevede l'aggiunta della panna al composto di pere incorporando la prima al secondo cercando di procedere con una spatola con movimenti delicati dal basso verso l'alto. Versare quindi il composto amalgamato nei stampini che meglio preferite (nel mio caso di silicone) e riporre in freezer.
Per la decorazione invece per creare un distacco con il semifreddo alle pere (per quanto non sia molto dolce) e che andasse a nozze con il retrogusto di rum, ho frullato 3 pere essicate con un paio di cucchiaini di ottimo cacao amaro fino ad ottenere appunto una pezzatura sfilacciata. Decorare come ho fatto io alla men peggio :P ehehhehehe
La nota amara del cacao con la pera essiccata frammentata e la delicatezza del semifreddo alle pere per nulla stucchevole sul piano del gusto dolce ha sancito almeno per me una bellissima botta di chiulo nel mio diario di appassionato di dolci.
Se siete arrivati a leggere fin qui...grazie dell'insana follia che vi spinge a dedicarmi più tempo del consentito :)))